Nel corso della presentazione si è parlato della chiusura di una partita di scacchi in pareggio tra i due giocatori. Ai fini delle classifiche dei tornei in caso di pareggio il punteggio è ½ punto per entrambi, cioè i due giocatori pareggiando vincono comunque qualcosa rispetto ad un altro giocatore del torneo che invece perde col suo avversario. Aspetto molto interessante, perché pur pareggiando ad entrambi viene riconosciuta una forma di vittoria, tanto da permettere loro di salire nella classifica.
Il risultato di parità è detto “patta” e può avvenire per diversi motivi, tra i quali vi è il caso in cui i due giocatori si accordano per interrompere e concludere la partita con un risultato di parità, perché si sono accorti che nessuno dei due riesce a battere l’altro. In questo caso si dice che la partita è terminata “patta per accordo”.
Il concetto di patta per accordo ha colpito molto il Professore il quale ha maturato il pensiero che:
"Il lavoro terapeutico dovrebbe orientarsi verso la patta per accordo nel caso di quelle coppie fortemente conflittuali alle prese con una partita (un gioco) senza fine, bloccati in una posizione di stallo o in un’estenuante ed inutile ripetizione di mosse, ma talmente presi dalla loro hybris simmetrica da non riconoscere l’impossibilità di continuare a giocare per vincere la partita. Il terapeuta dovrebbe aiutare i giocatori a prendere consapevolezza che nessuno dei due riuscirà a battere l’altro, condizione preliminare e necessaria (talvolta forse insufficiente) per aiutarli ad accettare l’idea di accordarsi per interrompere e concludere la partita con un risultato di parità. Un’uscita dalla trappola relazionale nella quale sono incastrati, onorevole per entrambi e che fa dei due partner comunque due vincitori. Si cambia punteggiatura, si passa dalla sconfitta dell’altro alla mia vittoria. La vittoria è salvare sé stessi salvando la coppia o preservandone quanto è possibile. La vittoria è limitare i guai ed uscire dal conflitto senza perdenti. La coppia potrà uscire dal conflitto con due vincitori e senza perdenti: la vittoria sarà quella possibile, senza stravincere (uccidere il Re dell’avversario, dargli scacco matto) o prevaricare sull’altro”.
Questo concetto il Professore lo ha riportato nel suo articolo “La patta per accordo”, pubblicato sulla rivista di psicologia e psicoterapia "La notte stellata”, partendo dalla notizia diffusa dal L’EFTA - European Family Therapy Association, che riporta della proposta un gruppo di terapisti familiari per la creazione di un World Council of Systemic Family Therapists, un consiglio mondiale di terapeuti familiari sistemici, con l'obiettivo di promuovere la pace e prevenire i conflitti internazionali. L'idea nasce dalla convinzione che gli stessi principi applicati con successo nella terapia familiare - comunicazione, empatia e risoluzione dei conflitti - possano essere utilizzati per favorire la collaborazione tra le nazioni e risolvere le tensioni internazionali. Poiché la diplomazia internazionale segue spesso la logica vincitori-vinti, basata sul potere militare ed economico, il consiglio dei terapeuti familiari potrebbe offrire ai leader una prospettiva innovativa per costruire un futuro di pace globale.
Guardando al mondo di oggi, ai conflitti che a catena si accendono e mai si spengono, esistono situazioni in cui è meglio concludere la “partita” con un pareggio, evitando che prevalga il desiderio di sopraffazione reciproca. La "patta" rappresenta un compromesso accettabile nelle relazioni conflittuali, l’uscita, la più onorevole possibile, per entrambe le parti.